venerdì 7 settembre 2012

Max Pulver e "La Simbologia della Scrittura"

Max Pulver era un uomo di grande cultura; nacque a Berna nel 1889 e prima di orientare i suoi interessi verso la grafologia e la psicologia, pubblicò numerose opere letterarie e filosofiche.
Fu amico di vari psicologi del tempo, tra cui anche Freud e Jung; si accostò alla grafologia attraverso numerosi autori (conosceva anche Crépieux Jamin); principalmente il metodo di Max Pulver è derivato da quello di Klages che, pur criticandone alcuni apporti filosofici, ne apprezza altri, dandone una rilettura ed osservando le categorie segniche Klaghesiane specialmente da un punto di vista psicologico.
Pulver scrisse numerosi testi riguardanti la grafologia: l’unico tradotto anche in Italiano è “la Simbologia della Scrittura”, un testo grafologico molto apprezzato sia per il suo grande apporto teorico, ma anche perché dotato di tanta spontaneità e ricchezza comunicativa (difatti è stato dettato a voce).
Pulver nella sintesi grafologica della scrittura, analizza principalmente quattro aspetti: la qualità e peso del tracciato, il movimento (inteso come tensione e dinamismo), la vitalità del tracciato, il flusso del tracciato (si guarda il movimento in sé stesso). Un consiglio che Pulver dà al grafologo, è di osservare un gruppo di 3-4 lettere che di primo impatto potrebbero sembrare un dettaglio con poca importanza (lui le chiama “gruppo idioritmico”), da esso potrà capire l’aspetto tipico della personalità, i gesti espressivi che la contraddistinguono e che passano spesso inosservati.
Pulver tra i vari temi di cui parla, analizza la spontaneità della grafia e distingue la scrittura in: autentica, impropria e falsa. A tal proposito distingue i differenti mutamenti che si possono verificare all’interno della scrittura e valuta quali di essi denotano una diminuzione della spontaneità; ad esempio parla della velocità nel vergare uno scritto.

Un elemento molto conosciuto del metodo grafologico di Max Pulver è il simbolismo spaziale; egli infatti sottolinea che ci sono dei simboli arcaici che ci portiamo dentro dalla notte dei tempi, delle associazioni mentali che usiamo abitualmente nella vita e che ci orientano senza che noi ce ne rendiamo conto; di seguito ne riportiamo alcuni esempi:
- l’alto, il cielo, il giorno, la luce, la spiritualità
- il basso, la notte, le tenebre, la profondità, gli istinti
- a destra s’incontra l’altro, il futuro, l’estroversione, la realizzazione, il padre
- a  sinistra abbiamo il passato, le origini, la madre, il timore dell’io di andare avanti, l’introversione.


Tali simboli si rispecchiano nello spazio grafico (che corrisponde a quello della vita) e sono inconsapevoli per lo scrivente ed intuitivi per il grafologo.

 La collocazione spaziale ha un suo significato preciso (come sopra indicato) e, pertanto, nel considerare certi elementi, vengono privilegiati il corpo centrale del testo (tutte le lettere prive di allunghi) o gli allunghi cioè le parti della lettera che vanno oltre il corpo centrale.
Lettere con allunghi superiori : b, d, h, l - inferiori : g, p, q, t. Solo la lettera "f" li ha entrambi.


Il bagaglio energetico si mostra nella pressione del tracciato,
            
le aste ne rivelano le modalità di utilizzo, ovvero il grado di adattabilità nella flessibilità o meno: a destra (rilassamento), rette (tensione), a sinistra (contrazione) .


Il modo di percepire si mostra
- nel calibro (dimensione) che rivela soprattutto il concetto che si ha di sé
      
- nella larghezza delle lettere che si apre o meno a contenere
 
 - negli allunghi in riferimento all'interazione fra ragione e istinto
- nel tratto morbido o angoloso. Il segno curvo rimanda alla coppa, al movimento di apertura estroversiva. Gli angoli segnalano le difficoltà che si incontrano nel mondo oggettuale e le modalità di difesa applicate, che introducono un tratto introversivo (suscettibilità, diffidenza, adattamento).
 

Il modo di porsi si rivela
- nella tenuta del rigo (che è presente anche quando si adopera un foglio bianco), la quale indica una buona stabilità emotiva, senza adagiarvisi o impiantarvisi staticamente. L'eccitazione solleva, fino alla presunzione, da cui a volte si ripiomba dolorosamente a terra. La depressione fa scivolare in giù.
- nell'inclinazione: ci si tira indietro per diffidenza, per respingere e rifiutare. Fino ad instaurare una controversia preventiva. Ci si lascia andare perché si desidera, per proiettarsi verso un obiettivo. O per accaparrare.


- nella dinamica del gesto (parallelo) che assimila più o meno entro parametri ordinati, (sinuoso) che esplora a ventaglio per confrontare e rielaborare, (contorto) che analizza, verifica e controlla per rassicurarsi.
- nella personalizzazione dell'ordine o disordine, che sfugge o meno alla replica composta dei segni, in maniera vivace, caotica, incomprensibile
- nei ricci (tratti finali e non, caratterizzanti del soggetto scrivente), cioè i "capricci" in bene o in male del carattere
 
- negli inceppamenti del  movimento sinistra/ destra che, escludendo come fattore scatenante lo strumento scrittorio, possono rivelare ansia, insicurezza, incertezza, interruzione o intensificazione del flusso emotivo, etc.
 
- nel procedere lento, fluido o impaziente della grafia.


Le modalità di relazione vengono svelate
- dalla larghezza che Io-che-scrivo lascio fra una lettera e l'altra. Vale a dire che le lettere rappresentano lo scrivente e lo spazio fra l'una e l'altra è quello che viene disposto per "accogliere" o meno l'altro.
- dalla larghezza che Io-che-scrivo lascio tra una parola e l'altra, la quale misura la capacità di senso critico, di interscambio fra ragione e sentimento; essa scioglie il mio soggettivismo e dichiara se lo spazio che sono disposto a donare all'altro (tra una lettera e l'altra) viene ditribuito equamente. (Questo spazio mediamente dovrebbe poter contenere 4 lettere)
- dall'inclinazione delle lettere (vd. es. "uffa" sopra)
- dal collegamento fra una lettera e l'altra, il quale dà la misura dell'attaccamento  (se tutte sono collegate tra loro senza soluzione di continuità) o del distacco (se gli stacchi della penna dal foglio prevalgono sui collegamenti).


Tutto quanto sopra descritto è solo una breve schematizzazione dei principali segni che costituiscono la base per un'analisi di personalità. Non viene fatta menzione di un fattore essenziale, e cioè dell'interazione dei singoli elementi tra loro, per costruire un profilo esaustivo.
Un segno grafologico che, preso singolarmente, può sembrare eccessivo, sia in negativo che in positivo, può essere controbilanciato da un altro segno che lo integra e lo completa. 
Ad esempio, in una scrittura  dalla forma prevalentemente curvilinea, gli angoli, che in linea generale rispecchiano un atteggiamento reciso, tagliente ed ostinato, diventano segnale di volontà e disciplina, quindi possono "correggere" una tendenza passiva/regressiva.
Viceversa, in una grafia molto angolosa, degli elementi curvilinei possono smussare le spigolosità e la tendenza a chiudersi in se stessi. 

(Nota : le immagini, create ad hoc, hanno un semplice scopo illustrativo).

venerdì 3 agosto 2012

Elementi utili per una analisi di personalità completa

Per sviluppare un'analisi di personalità esauriente sotto il prospetto intellettivo e comportamentale, il grafologo ha bisogno di svolgere sulla grafia del soggetto che la richiede, un'accurata e rigorosa analisi.
Il materiale grafico ideale, pertanto, è rappresentato da uno scritto spontaneo di almeno venti righe, stilato su un foglio A4 (non rigato o quadrettato) e completo di firma.
Elementi aggiuntivi, ma non per questo meno importanti, sono l'età, il sesso, il titolo di studio e/o la professione svolta.
Per quanto concerne il mezzo scrittorio è preferibile l'uso della penna biro; non permettendo il pennarello e la matita, una giusta valutazione della pressione grafica, della forza cioè che il soggetto imprime sulla carta nell'atto dello scrivere.
Sempre più spesso oggi, soprattutto i giovani, scrivono in stampatello asserendo che quella è la loro scrittura abituale, scrittura che hanno adottato soprattutto per comunicare i loro pensieri in modo più semplice e diretto. Lo stampatello, purché spontaneo e personalizzato può essere oggetto di valutazione grafologica, ma richiede all'esperto una maggiore e più attenta valutazione degli elementi grafici caratterizzanti, quali la pressione, le larghezze, il calibro, il movimento sinistra/destra, la direzione sul rigo, l'inclinazione assiale, ecc..
Particolare attenzione andrà poi prestata agli eventuali collegamenti tra una lettera e l'altra, elemento questo che dovrà essere valutato, qualora si evidenzi in più parti del saggio grafico in maniera significativa.
Nei post precedenti si è già più volte evidenziata l'importanza della firma, vista ed analizzata non come elemento a se stante, bensì come parte integrante dell'intero scritto.
Nel caso dello stampatello, poi, la firma diventa necessaria ed assume un'importanza maggiore che nella scrittura in corsivo. La firma, infatti, elemento più spontaneo dell'intero scritto, permette il confronto dei singoli elementi con quelli del testo in esame, garantendo una migliore valutazione ed una più approfondita analisi dell'intera personalità. 

mercoledì 1 agosto 2012

Può una scrittura informatica parlarci della persona che l'ha digitata?

Come è noto, negli ultimi decenni il computer è entrato con forza nella vita quotidiana, modificando abitudini, costumi, stili di vita. Anche la scrittura non si è sotratta a tali influenze ed è oggi materia di profondi cambiamenti sia dal punto di vista formale-espressivo, sia dal punto di vista strumentale.
Una recente ricerca (L. Cantarelli "Dalla penna alla tastiera. Ipotesi di lettura grafologica della scienza telematica") ha cercato di affrontare, in un'ottica grafologica, il nodo scrittura manuale/scrittura digitata al pc con l'obiettivo di verificare se possano esservi affinità e correlazioni tra questi due tipi di scrittura e se, conseguentemente, le categorie grafologiche possano essere utili anche per guidare l'analisi della comunicazione mediata dal computer.

LA RICERCA
Per realizzare la ricerca è stato, innanzitutto, individuato e selezionato un gruppo di persone che usasse abitualmente il pc e che, soprattutto, usasse lo strumento in maniera automatizzata e cioè come se stesse usando la penna. Le 82 persone che hanno prodotto le prove per la ricerca sono state scelte in modo che potessero risultare rappresentative per età, sesso e scolarità. Questa, in sintesi, la fotografia del campione:

Sesso: - donne 49 (59,76%)
           - uomini 33 (40,24%)

Età: < a 30 anni  22
      da 30 a 40   23
      da 40 a 50   26
      > di 50        11

Scolarità: - laureati 23
               - diplomati 43
               - diploma professionale 16

Il sesso femminile è in maggioranza, in quanto dal punto operativo le donne sono risultate quelle che maggiormente adoperano il computer in maniera continuativa e costante, e nella fattispecie, sono state molto più collaborative dei colleghi uomini per la realizzazione della ricerca.
La seconda tappa della ricerca è stata quella di scegliere le caratteristiche del testo da utilizzare. Occorreva un testo né troppo lungo, né troppo breve; ed era poi necessario trovare un testo che, seppur conciso, avesse senso compiuto e che potesse essere sufficientemente accattivante per invogliare a riscrivirlo. Sono state vagliate diverse ipotesi ed alla fine la scelta è caduta su una storiella (per certi versi anche pedagogica) di 1.843 caratteri che verrà riportata come segue:

"Un signore disoccupato sta cercando lavoro e si presenta in un’azienda per essere
assunto come uomo delle pulizie.
Dopo avere effettuato la prova pratica di attitudine il responsabile del personale gli
chiede il suo indirizzo di posta elettronica per potergli inviare la documentazione da
compilare per regolarizzare la sua assunzione, l’uomo dice che l’e-mail lui non c’è l’ha
poiché non ha il computer.
Per questo motivo la sua assunzione decade e il poveretto si ritrova ancora senza lavoro.
Disperato e con pochi soldi in tasca si reca al supermercato e compra 10kg di pomodori.
Gli viene l’idea di venderli porta a porta e in poco tempo raddoppia i soldi in tasca, ripete
L’operazione moltiplicando sempre di più il suo capitale.
Continuando così passa dalla vendita porta a porta alla grande distribuzione con il
camion, ha impiantato un’azienda con parecchi veicoli che distribuiscono alimentari
ai negozi.
Diventando ricco decide di stipulare un’assicurazione per se e per l’azienda e chiede
il preventivo ad un’importante società di assicurazioni.
Dopo questo contatto l’assicuratore gli chiede l’indirizzo di posta elettronica per
potergli inviare il preventivo.
Anche in questo caso la risposta è negativa con grande stupore dell’assicuratore il
quale gli fa presente che se avesse avuto il computer con la relativa e-mail la sua
azienda avrebbe sicuramente avuto dimensioni ancora maggiori.
La risposta che riceve invece è che sicuramente sarebbe diventato uomo delle pulizie
di una grande azienda.
Il computer non ti risolve la vita:
• Se vuoi essere assunto da una grande impresa devi avere l’indirizzo di posta
elettronica
• Anche senza posta elettronica puoi farti i soldi e diventare milionario".

A queto punto, a tutte le persone del campione selezionato è stata consegnata una busta contenente: 1) un foglio con le indicazioni su come procedere per la realizzazione della prova; 2) un secondo foglio con il testo selezionato da riprodurre; 3) quattro fogli bianchi (non rigati), da utilizzare per la prova. Non sono stati dati tempi cui attenersi per la realizzazione e consegna degli elaborati. L'unica raccomandazione è stata quella di scrivere, sia manualmente che con il computer, nel modo più spontaneo possibile.

L'ANALISI E LA COMPARAZIONE DELLE PROVE ATTRAVERSO GLI STRUMENTI GRAFOLOGICI
Per l'analisi della scrittura manuale, la grafologia si avvale di numerosi segni grafici che permettono di studiare la scrittura fin nei minimi dettagli. Analizzando le scritture raccolte con la ricerca, non si è però ritenuto utile procedere ad un lavoro dettagliato segno per segno, dunque le 82 scritture, sia manuali che informatiche, sono state analizzate e comparate con riferimento alle seguenti categorie grafologiche:
1. Movimento; 2. Ritmo; 3. Pressione; 4. Occupazione dello spazio; 5. Personalità grafica; 6. Omogeneità; 7. Rapporto forma/movimento; 8. Curva/Angolosa; 9. Triplice larghezza; 10. Calibro; 11. Inclinazione grafica; 12. Direzione del rigo; 13. Ordine/Disordine; 14. Tensione; 15. Continuità e collegamento grafico; 16. Rapidità; 17. Spontaneità/inibizione; 18. Cura grafica; 19. Gesto fuggitivo.
Il lavoro svolto ha teso a verificare se queste categorie potessero trovare applicazione anche nella scrittura informatica e, in caso positivo, ad evidenziare se potessero emergere similitudini tra le due prove.

LE INDICAZIONI EMERSE
Anche se la metodologia adottata può aver sofferto di una certa "artigianalità", il materiale raccolto ha tuttavia evidenziato una sua significatività e originalità e ha permesso di fare un primo tentativo di riflessione sul rapporto tra scrittura informatica e grafologia.
A seguire verranno trattati gli elementi più significativi emersi a conclusione del lavoro di analisi e comparazione delle due tipologie di scritture.

1.1 VARIABILITA'
Il primo elemento da rilevare è che, così come tra le 82 scritture manuali non sono state riscontrate scritture uguali, allo stesso modo ciò si è verificato per le 82 scritture informatiche. Anche nel caso in cui sia stato utilizzato lo stesso carattere, la variabilità del corpo, della spaziatura tra le righe, dei margini, della disposizione spaziale, delle sottolineature, etc. ha comportato sempre e comunque un risultato finale diverso.
Questo sta a significare che l'individualità della persona riesce a passare, seppure con modalità diverse rispetto alla scrittura manuale, anche attraverso la scrittura informatica.

1.2. MOVIMENTO
La tastiera del pc si frappone, con logiche proprie, tra il corpo del soggetto scrivente ed il prodotto della scrittura. Ne consegue che nella scrittura informatica non è possibile trasmettere la corporeità ed il movimento di chi scrive e in questo tipo di scrittura non si possono trovare, quindi, tracce del movimento che l'ha prodotta.
Dall'analisi dei documenti raccolti è infatti emerso, come scritture lente o scritture veloci, scritture rigide o scritture rilasciate, nella trascrizione al computer non lascino trapelare nulla del loro diverso e contrapposto movimento.
Soggiaccio allo stesso meccanismo anche la spontaneità o l'inibizione della scrittura, la direzione del rigo, l'inclinazione, la continuità grafica, i vari tipi di collegamento, i gesti fuggitivi e l'importante categoria dell'omogeneità.

1.3. ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO
La distribuzione del testo, l'organizzazione dello spazio nella pagina, il modo in cui viene riempito ed utilizzato lo spazio, sono elementi comuni sia alla scrittura manuale che alla scrittura informatica e scaturiscono dagli stessi meccanismi di elaborazione personale.
Sul foglio, sia su quello di carta che su quello virtuale dello schermo, vengono proiettate le modalità di adattamento al mondo esterno, il modo di essere e di sentirsi nell'ambiente. Dall'analisi delle scritture della ricerca sono emerse in proposito significative convergenze in proposito. A scritture manuali compresse e soffocate fanno riscontro scritture informatiche altrettanto compresse e soffocate, mentre a scritture armoniche e ben spaziate corrisponde una medesima armonica distribuzione dei vuoti e dei pieni nelle relative prove al pc.
La stessa convergenza è stata riscontrata anche relativamente all'espansione dello spazio. Va da sé che, in presenza di queste significative corriposndenze spaziali, è possibile estendere e attribuire in parte alla scrittura informatica indicazioni analoghe a quelle che grafologicamente vengono attribuite, ovviamente con maggiori sfumature e dettagli di significato, a questi segni nella scrittura manuale.

1.4. SIMBOLISMO DEL CAMPO GRAFICO
Strettamente connesso con il senso dello spazio è il simbolismo del campo grafico. Anche nella scrittura informatizzata come in quella manuale, una volta appresa la capacità scrittoria, si sviluppa un processo di relativa automatizzazione e possono affiorare pulsioni inconsce che orientano l'organizzazione della scrittura, ovviamente con i limiti imposti dagli strumenti informatici.
Chi scrive al computer sarà quindi attratto, a seconda del proprio bagaglio personale, dai vettori alto o basso, destro o sinistro, dal bisogno di riempire tutto lo spazio annullando i margini o dal bisogno di tenersi a debita distanza ampliandoli, dal bisogno di apparire con l'amplificazione delle lettere o dal bisogno di passare inosservati riducendole.
Se è possibile scegliere i margini, la distribuzione del testo, la collocazione della firma o l'interrigo, non è però possibile riscontrare i movimenti destrorsi o sinistrorsi (la conformazione delle lettere è fissa e stabilita), così come non possono essere rilevate le modificazioni dei margini o i gesti fuggitivi. La stessa direzione del rigo, che in una scrittura manuale offre preziose indicazioni sulle condizioni psicofisiche e il tono vitale dello scrivente, in una scrittura informatica non può essere assolutamente rilevata perchè con il computer si mantiene sempre e comunque il rigo.
Si può, quindi, affermare che nella scrittura computerizzata il simbolismo grafico trova applicazione principalmente ad un livello "macro", mentre a livello più particolareggiato, a causa dei vincoli imposti dallo strumento scrittorio, non si riesce sempre a trovare compiuta possibilità di espressione.

1.5. SENSO DELLA FORMA
Se chi scrive manualmente è condizionato dall'attesa inconscia del risultato esteriorizzato del proprio gesto, è ipotizzabile che ciò avvenga anche per chi scrive al computer. Nel dare forma al proprio scritto informatico, chi si appresta a scrivere con la tastiera tenderà infatti a mettere in atto tutti gli strumenti offerti dalla potenzialità del computer al fine di produrre una scrittura coerente con le proprie aspettative. La scelta del carattere da utilizzare, la cura grafica o il disordine non sono fatti casuali ma seguono precise disposizioni formali personali che scaturiscono dalla sintesi delle forze consce ed inconsce che operano nello scrivente.
Dalle scritture della ricerca è emerso che chi è orientato alla precisione ed alla cura formale, chi si preoccupa del proprio modo di essere e di presentarsi ed è desideroso di essere ben valutato, produce, anche con il computer, degli scritti improntati all'accuratezza. Chi, al contrario, sollecitato più dagli stimoli che dal controllo razionale, non avverte l'esigenza di precisione e formalismi e non si cura del modo di presentarsi, trasferisce questa noncuranza anche negli scritti digitati al pc.
Si può, dunque, affermare che la cura o la trascuratezza rilevabili nella scrittura manuale trovano analoga corrispondenza nella scrittura informatica e le indicazioni che si possono trarre sono le medesime.

1.6. CURVILINEITA'/ANGOLOSITA' - LARGHEZZE
Per quanto concerne questi aspetti grafologici, fonte di un grande patrimonio di informazioni sul soggetto scrivente, la ricerca ha evidenziato che nella scrittura digitata al computer non se ne riesce a trovare direttamente espressione e che i relativi significati vengono dispersi.
Nella scrittura informatica, il curva/angolosa può trovare espressione solo attraverso la scelta del carattere da utilizzare. E' evidente, quindi, che l'analisi non potrà che essere più sommaria e le indicazioni meno precise e dettagliate. Le stesse osservazioni valgono per il "Largo di lettere" ed il "Largo tra lettere"; nella moltitudine di caratteri tipografici, esistono caratteri più aperti e altri più stretti, caratteri con un'ampia spaziatura tra le lettere e altri invece che sono particolarmente ravvicinati o condensati.

1.7 PRESSIONE
Nella scrittura manuale la pressione è rilevabile dall'intensità del solco lasciato dalla penna sul foglio; nella scrittura informatica, invece, la pressione non si trasmette direttamente, in quanto l'energia viene mediata dal computer. Dalla ricerca è emerso, tuttavia, che dalla scrittura informatica è possibile risalire, indirettamente, all'energia dello scrivente attravesro l'analisi del tipo di carattere utilizzato ed in base all'uso o meno del grassetto e del sottolineato.

1.8 FIRMA
La firma rappresenta la quintessenza dell'individualità, il concentrato della biografia dello scrivente; come la persona che la traccia, la firma è unica ed irripetibile, il nome e cognome scritti al computer rischiano invece di essere un prodotto omologo a tanti altri. Tuttavia, proprio per la grande connotazione d'individualità che assume tale gesto grafico, anche quando "si firma" tramite la tastiera si tende a porre particolare attenzione a questa operazione cercando soluzioni personalizzate. La differenziazione e la personalizzazione passano, ad esempio, attraverso la scelta di un particolare carattere, magari diverso rispetto al testo, più aggraziato o più marcato; attraverso l'ampliamento o il restringimento del corpo delle lettere; attraverso l'evidenziazione con il neretto, il sottolineato o il corsivo.
La firma digitata al computer diventa, quindi, una specie di "logo" personale che può offrire interessanti indicazioni e può essere analizzato applicando, in parte, le regole adottate per la firma manuale.

                                                          CONCLUSIONI
Da quanto è emerso dall'analisi delle scritture raccolte, i punti di maggiore convergenza si sono rilevati a livello di spazio, forma e simbolismo grafico. I punti di divergenza - come era logico aspettarsi - sono stati, invece, riscontrati a livello di movimento, poiché il computer mortifica l'espressione del movimento grafico.
Gli strumenti grafologici possono quindi essere d'ausilio per analizzare e comprendere anche la scrittura informatica, ma limitatamente agli aspetti in cui si riscontrano convergenze.
Oggi si scrive sempre di più con strumenti informatici, ma questo non significa che non si scriverà più con la penna e che verrà a mancare il materiale per la grafologia.
Come ha scritto Umberto Eco, i bisogni sono diversificati ed è verosimile che possano convivere, proprio come convivono le automobili e le biciclette, sia la scrittura manuale che la scrittura informatica.
Materiale d'elezione per la grafologia non potrà che continuare ad essere la scrittura tracciata con gesto manuale spontaneo, in quanto da ciò scaturiscono le indicazioni più vere e genuine sulla personalità dello scrivente. Gli strumenti grafologici possono, tuttavia, rappresentare, seppur in modo parziale, una particolare chiave di lettura anche per la scrittura digitale e dal confronto tra le due modalità grafiche ponno scaturire importanti indicazioni e conferme.

martedì 10 luglio 2012

Dallo scarabocchio al disegno (dai 3 ai 4 anni)

Dopo la fase dello scarabocchio, che occupa il primo periodo di esperienze grafiche, il bambino, in linea con la maturazione globale della struttura psicomotoria, elabora spontaneamente almeno due tipi di espressione, le forme e le figure, alle quali associa verbalizzazioni e commenti che spesso lasciano esterrefatti gli adulti, molto meno i coetanei.
Tali espressioni rappresentano una comunicazione complessa e strutturata che coinvolge in modo attivo il bambino, per il quale il mondo è simbolicamente dominabile, in quanto lo si può rappresentare e "costringere" entro i limiti di un foglio. All'interno del proprio spazio bianco, il bambino manifesta sentimenti, rabbie, gelosie, amori, passioni e desideri e muove i personaggi a suo piacimento, li esclude, li ingrandisce, li annulla e li cancella.
La verbalizzazione dello scarabocchio, unitamente all'intentoo rappresentativo ed al perfezionamento delle forme, è il vero passo verso un grafismo maturo.

EVOLUZIONE DELLE FORME E DELLE FIGURE
Le forme sono una diretta conseguenza dello scarabocchio libero e permettono al bambino di esplorare in modo più consapevole e sicuro lo spazio/ambiente.
Nascono forme nuove e complesse, si articolano quelle semplici, si formano incroci ripetuti ed originali, si modellano strutture sempre più ricercate e personalizzate. Tutto ciò comporta una certa abilità manuale fatta sia di abitudine al disegno, sia di vere e proprie capacità. Ecco perchè l'inizio della scuola materna è il periodo in cui si attua questa trasformazione del grafismo.
E' il momento del geometrismo, della tendenza alla ripetizione composita di forme semplici, della costruzione di arabeschi e di scene dove si muovono personaggi reali o immaginari e dove più avvenire tutto, purchè sia profondamente connesso alla vita ed alle esperienze che il bambino sta emotivamente vivendo.
Muovendosi con libertà e padronanza sul foglio, il bambino sperimenta la vita: impara a conoscere le direzioni, l'alto ed il basso, la destra e la sinistra, il davanti ed il dietro, il prima ed il dopo. Con la realizzazione di forme sempre più personali e complesse si strutturano abilità specializzate e finalizzate che aiutano la sua maturazione globale.

Le figure, invece, nascono dal perfezionamento delle forme e da un maggior senso estetico. Nonostante l'autocritica non costituisca ancora un freno all'immediatezza grafica, il bambino capisce che più il suo disegno assomiglia alla realtà che vuole rappresentare e più esso viene correttamente interpretato e apprezzato dagli altri.

Nel disegnare la figura umana il bambino rappresenta inconsciamente se stesso e, quindi, la percezione del proprio schema corporeo e dei desideri che lo accompagnano. Di solito si possono rilevare delle somiglianze tra l'omino raffigurato e le caratteristiche di chi l'ha disegnato.
Se la figura umana è eseguita con una buona collocazione nello spazio, ben proporzionata nelle forme, ossia se tutto è definito in modo strutturato, significa che il bambino è avviato ad una crescita armonica, con un buon adattamento alla realtà circostante. Al contrario, se il bambino disegna un omino piccolo, in fondo al foglio, con un tracciato debole o tremolante, può significare che egli si sottovaluti, si senta poco apprezzato dall'ambiente esterno, non si riesca ad integrare al meglio con i coetanei. L'assenza di alcuni organi o apparati del corpo umano, le costanti cancellature, le interruzioni del tratto ed una collocazione non corretta degli arti, rappresentano tutti segnali di insicurezza che, se colti in tempo, servono all'adulto, non tanto per fare delle diagnosi catastrofiche, ma piuttosto per rafforzare nel bambino la stima e la fiducia in se stesso, e per evitare che, sentendosi poco dotato, tarpi le ali al proprio potenziale di crescita.

Il disegno della casa ha un importante contenuto emotivo, in quanto rappresenta il modo di vivere del bambino, i rapporti con i genitori, il proprio ruolo all'interno del ménage familiare e il proprio modo di approcciarsi al mondo esterno.
La casa, molto ricorrente nei disegni infantili, è già presene, benchè irriconoscibile, nello scarabocchio. Fin da piccolo, quindi, il bambino esprime il desiderio di vivere sotto un "tetto sicuro", al riparo dai pericoli che l'ambiente esterno può provocare.
Alcuni studiosi hanno associato alla casa il volto materno: il tetto rappresenterebbe la capigliatura, le finestre gli occhi, la porta la bocca. Si tratta di un antropomorfismo che si ripete assai spesso, soprattutto nei bambini piccoli, e rafforza l'idea che nel disegno il bambino proietti le proprie percezioni emotive.


L'interpretazione del disegno dell'albero è da sempre considerato un valido aiuto per comprendere gli aspetti più autentici, ma nascosti, della personalità. In termini psicoanalitici, l'albero è il simbolo del Sé, cioè di quell'energia che investe l'intera persona e ne rivela la vera essenza.
L'autore del disegno può essere un bambino piccolo, un adolescente o, addirittura, un adulto: l'albero li (ci)rappresenta tutti, ognuno con il proprio carattere, le proprie emozioni e la propria intrinseca ed irripetibile personalità "in fieri". Ogni dettaglio di questa figura ha un significato ben preciso che si trasforma in un linguaggio chiaro: la collocazione dell'albero sul foglio, le radici, il tronco, la grandezza, la presenza di un elemento accessorio (es. farfalle, uccelli, fiori), i rami che si allungano verso il cielo, una foglia che cade, i colori accesi o smorzati, il non-colorato...



giovedì 28 giugno 2012

Compatibilità grafiche nel nucleo familiare

Questo post nasce da un'affermazione del Dott. Orlando Sivieri, pilastro della grafologia italiana, il quale sostiene che: " [...]Tra i componenti di un nucleo familiare, sia per la specifica simbiosi di vita che per la naturale tendenza all’imitazione ed all’assimilazione, è possibile che si generino similarità grafiche, così come si verificano similarità di abitudini e di comportamenti [...].D’altronde la famiglia è la cellula vitale dove la simbiosi di vita acquista valori e livelli superiori a quelli degli altri ambienti sociali. [...] Le affinità grafiche tra i componenti di un nucleo familiare sono possibili ed insidiose, per cui il perito, quando ricorre il caso, non dovrà sottovalutarle" (L’indagine Grafica – CEDEM – Padova 1967).
In letteratura peritale non è raro trovare, infatti, diversi casi di scritture di consanguinei stretti in cui le analogie siano superiori alla semplice casualità (Sivieri, 1974, p. 33).
Si tratta di un dato da tenere presente nel caso in cui due scritture a confronto presentino, accanto ad un elevato numero di differenze, anche forti analogie: in tale circostanza, sarebbe opportuno prendere in considerazione la possibilità che la scrittura in verifica sia stata eseguita da un consanguineo. Bisogna prestare, però, attenzione a non trasformare automaticamente tale possibilità in forte probabilità o addirittura in certezza come, invece, pare che accada "ipso facto" in alcune perizie grafiche. E’ del resto assai difficile determinare quali elementi grafici siano influenzati dalla consanguineità.

Può essere più o meno frequente i1 fatto che un figlio imiti la grafia del padre perché gli piace e perché la ritiene un modello di maturità espressiva da far proprio (processo di IDENTIFICAZIONE). Può, anche, accadere che, all'interno della coppia, la moglie cerchi di scrivere allo stesso modo del marito (e/o viceversa), in quanto a volte si rende "necessario", oltre che pratico, che l’uno firmi a nome dall’altro.
Può, infine, capitare che un figlio imiti la scrittura del fratello (ciò è piuttosto frequente nei fratelli gemelli) giudicandola esteticamente più gradevole e d'impatto; in tal caso si può parlare di IDEALIZZAZIONE, “… processo psichico che porta all’esaltazione del valore e delle qualità dell’oggetto; in virtù di essa l’oggetto, pur non mutando natura, viene amplificato e psichicamente elevato. L’idealizzazione porta alla dipendenza, in quanto la persona che idealizza ha bisogno che esista una persona perfetta al punto da negare l’esistenza di quegli attributi negativi che non soddisfano il suo bisogno” ( Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2006).
Nel processo di costruzione della personalità si effettuano scelte e rifiuti spesso determinati da fattori affettivi, che possono identificarsi con un modello o con l’altro: ciò che succede nella costruzione della personalità si ripete e si riflette nella personalizzazione della scrittura.

I consanguinei, dunque, più frequentemente di estranei, possono attingere a modelli calligrafici (parentali, scolastici) comuni.
Qualora il modello calligrafico presenti una particolare valenza affettiva, si instaura un processo di identificazione che, nei consanguinei, rafforza il comune patrimonio genetico.

domenica 24 giugno 2012

I nuovi trend nella selezione del personale - tra grafologia e test psicologici

Napoleone Bonaparte sarebbe stato un manager d’assalto. Di quelli spigolosi, orientati all’obiettivo, dotati di grande tenacia ma certo, molto poco interlocutori. Coco Chanel in un’azienda di oggi, sarebbe stata una manager leader, di quelle dinamiche ma troppo poco flessibili, autoritaria. Non sarebbe mai tornata sui suoi passi, creando non poche difficoltà all’ambiente di lavoro.
Riconoscere un manager dalla scrittura, ovvero la grafologia come strumento di selezione del personale. Dalla Francia, all’Olanda, dal Regno Unito al Belgio, lo studio della calligrafia è sempre più utilizzato nell’ambito della selezione dei manager. Soprattutto di questi tempi: le aziende non possono permettersi errori nella scelta dei ruoli chiave. E così, oltre ai colloqui, test di gruppo e business game, si sta diffondendo sempre più l’analisi grafologica (e psicologica) per individuare le caratteristiche dei candidati. E, ovvio, scegliere il migliore.
In Francia, secondo alcune stime, lo fa il 93% delle aziende, in Olanda il 24%. E da noi? L’Italia, come sempre, arriva in ritardo, ma qualcosa si sta muovendo soprattutto nell'ambito della selezione. Il motivo è semplice, con l’analisi della scrittura viene ridotto l’errore nel processo selettivo e si riescono ad individuare le potenzialità dello scrivente. Come si comporta in team, quali le debolezze e i suoi punti di forza, l’energia, il problem solving, la concretezza e il decisionismo. Ecco allora che a scendere in campo, nell’utilizzo della grafologia, sono soprattutto le società di selezione, che propongo il test alle aziende in cerca dei candidati ideali.
"Purtroppo i pregiudizi delle imprese italiane sono ancora tanti - come testimonia Diego Malerba, direttore formazione comportamentale, Sales e Marketing Cegos Italia - ma appena provano questo strumento, cambia tutto. Anche quella concezione assurda che più che una scienza, la grafologia è alla stregua dell’oroscopo".

E se non dovesse bastare, oltre all’analisi della scrittura, i cacciatori di teste propongono anche test comportamentali che aiutano a capire le aree di forza e di miglioramento del candidato. Si tratta del persprofile, test a domanda multipla ma con radici nelle teorie di Jung e Marston. Si analizzano la sicurezza, l’empatia, la socievolezza, la leadership, il metodo e la razionalità del candidato. Un vero e proprio specchio del comportamento. Provare per credere.